Cervelli alle Sfilate. Fabiana Giacomotti - Illustrazione di Anna Higgie

Alcuni dei nostri preferiti analisti di stile ci raccontano cosa hanno visto alle ultime sfilate e presentazioni delle collezioni Donna. Ecco il contributo di Fabiana Giacomotti. Giornalista, scrittrice, curatrice, è stata inviato de "Il Mondo", vicedirettore di "Amica" e direttore di "MFFashion" e "Fashion Illustrated". Attualmente scrive per "Il Foglio", e ha un rubrica su "Sette" e "Lettera43.it". Insegna all'Università "La Sapienza" di Roma. Ha curato diverse mostre importantissime di Moda e Costume.
È un momento, un attimo. A volte basta una sola stagione. Superi il fondale di quinta, entri in backstage, e sullo sguardo del ragazzo che fino a sei mesi prima ti accoglieva trepidante, cercando la conferma, la carezza, l’approvazione per la sua piccola collezione, quindici uscite controllate fino all’ultimo istante, spiegate con amore, pazienza e la voce rotta dall’emozione davanti alla giuria, è calata già la patina della consapevolezza, l’allegria forzata della fatica che non vuole farsi notare. Non è più il ragazzino che ti blandiva, un po’ ruffiano e molto ingenuo, spiegandoti che lui “disegna per le signore come lei”. Guarda senza vedere più, sorride ed è già passato oltre. E in quegli occhi, tu che entri in backstage cogli tutto. Sei mesi che sono una vita intera. L’ansia per la buona collocazione in calendario, l’ansia di compiacere la pierre che accetterà di scommettere su di lui, l’ansia degli ordinativi minimi sotto i quali nessuno produrrà, nessuno venderà quei capi e nessuno parlerà di lui, perché il credito del debutto e il patrocinio di un’istituzione come la Camera della Moda ha il tempo limitato della prima pianificazione pubblicitaria, della prima serata importante, del primo “evento”, imprescindibile cliché di affermazione sociale e, dunque, economica. E poi, quel sorriso fisso. Nella Milano della moda che prova a serrare nuovamente le fila, che alza la posta della qualità non potendo sempre mantenerla sulla proprietà - perché non passa giorno senza l’annuncio di una cessione di quote a fondi e investitori stranieri -, la prima collezione riuscita è lo spartiacque, e il primo premio vinto è anche la prima vera prova. Dopo, nulla sarà più lo stesso, anche e soprattutto se per crescere, per poter competere, per poter “fare ricerca” si dovrà subito cercare un investitore straniero, un supporter finanziario come hanno fatto in tanti, e quasi tutti sognano. Sperano che arrivi dalla Francia, dagli Usa, ma va bene anche la Cina. La presenza di possibili investitori stranieri in sala viene sussurrata fra gli ospiti seduti sulle panche con compiacimento. Meno di dieci anni fa, erano gli imprenditori italiani, le banche italiane ad investire nei giovani talenti stranieri. E mentre ci rifletti sopra, stilando l’elenco con un po’ di amarezza, dicendo a te stessa che si tratta di pensieri inutilmente sciovinisti, privi di senso in un mondo ormai globale, ti accorgi che la moda italiana sta vivendo un momento particolare, che potrebbe essere definito la stagione dei cervelli in fuga stanziale. Pagati dall’estero per continuare a produrre eccellenza dove l’eccellenza si trova, e cioè in Italia. Sudditi in casa propria.